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Considerazioni a cuore aperto su: Caligula

Ieri sera, in Ludoteca, abbiamo avuto modo di far provare Caligula a dei ragazzi che ancora non lo conoscevano. Era da un po’ che non ci giocavamo (si sa che, dopo il primo periodo di full immersion successivo all’uscita di un gioco, si tende a tirare un po’ i remi in barca e a giocare ad altro), ma come sempre ci siamo divertiti molto.

Che il gioco piaccia a noi che l’abbiamo pubblicato non è una sorpresa (anche perché tutte le cose che non ci convincevano sono state sistemate prima di pubblicarlo), ma dopo tre anni dalla sua uscita siamo riusciti ad osservarlo in modo più distaccato e oggettivo.

Caligula è un gioco complesso. Molto! Una partita ben giocata richiede una pianificazione non banale e ogni errore si può pagare a caro prezzo. C’è un’altissima interazione con gli avversari (sia diretta che indiretta), l’incidenza del fattore fortuna è limitata e normalmente chi gioca meglio vince, ma è molto difficile che vada in fuga senza dare agli altri speranze di raggiungerlo. Alle meccaniche di tattica e bluff si mischia anche la diplomazia in un mix che a fine partita ci lascia sempre soddisfatti.

Tutte queste caratteristiche sono senz’altro positive, e il gioco ha anche venduto praticamente tutte le copie stampate, ma…

Ma in realtà ci sembra che non sia conosciuto come meriterebbe e di fatto al momento non ci sono i presupposti per una ristampa. All’inizio ciò ci rattristava, ma ora, a mente serena, capiamo tranquillamente perché questo avvenga.

Il discorso si riallaccia a quello che facevo in questo postnella scatola piccola la gente si aspetta un gioco semplice. Noi avevamo scelto questo formato per dare la possibilità di acquistare un giocone a meno di 20 euro, pensando che questa caratteristica si sarebbe rivelata un punto di forza di Caligula, ma probabilmente non si è rivelata una scelta corretta. Pubblicarlo in una scatola grande, con carte di formato maxi, magari con un tabellone (sia pur sostanzialmente inutile ai fini del gioco), probabilmente sarebbe stato meglio, anche se al pubblico sarebbe costato il doppio, perché la gente si aspetta di spendere il doppio per  un titolo di questa complessità.

Quello che allora non avevamo ancora completamente capito è che avere buone meccaniche e una buona grafica a volte non è sufficiente. Bisogna centrare il target, se non vogliamo che un titolo in cui crediamo diventi solo una gemma nascosta, sconosciuta ai più.

Eh sì, non è mica facile fare gli editori 🙂

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